Ozieri, Giovedì 23 Marzo 2017

:: Vivi Ozieri
Lo stemma del Comune di Ozieri

Lo stemma della Città

di Gian Gabriele Cau (da Ozieri e il suo volto, Carlo Delfino editore, 2005)

Elevata Ozieri al rango di Città dal decreto albertino del 1836, il Consiglio civico ozierese considerò tra le priorità quella di dotarsi di uno stemma rappresentativo del Comune.
In una prima bozza, scrive Vittorio Angius, «questo fu uno stemma senza colore», un paesaggio ideale con uno scoglio coronato da un castello, emblema di quello del Monte Acuto del cui Ducato Ozieri era stata capoluogo. «Come fecero alcuni signorotti sardi tra l'anarchia spagnuola, che usurparono indebitamente il titolo marchionale e comitale il municipio di Ozieri -ironizzava lo scrittore cagliaritano- si incoronò di sue mani conte; se non che quelli possedevano almeno un feudo, mentre Oziei fu posseduto e vassallo fino a che non ebbe gli onori civici».
Per un debito di riconoscenza verso Carlo Alberto, l'Angius auspicava l'adozione di uno stemma bipartito, nel quale avrebbe trovato spazio nella parte superiore l'arma della Casa Reale e, nella parte inferiore, la rocca del Monte Acuto in nero, col castello in rosso su campo argento e, al di sopra dello scudo, invece dell'indebita corona comitale, una più consona torre turrita. Segnati dall'autorevole rimprovero gli amministratori assecondarono, almeno in parte, le precise indicazioni. Tralasciato l'invito all'onore dei Savoia, con l'aggiunta di un ramo di alloro a sinistra e di alcune spighe di grano a destra dello scudo (emblemi della gloria acquisita e della vocazione cerealicola del territorio), approvarono quello che ancora oggi rappresenta la municipalità in ogni sortita ufficiale.

Lo stemma del Comune di Ozieri

Nella confusione generata dalla polemica si inserì un maldestro tentativo di don Gasparo Grixoni, sindaco dal 1835 al 1841, di confezionare uno stemma che coniugasse la storia cittadina con gli emblemi dell'arma del proprio casato. Lo stemma compare in una pregevole litografia di Giuseppe Pezza pubblicata tra il 1839-1846, da Pompeo Litta in "Le famiglie celebri italiane". Dall'arma gentilizia dei Grixoni deriva l'elmo coronato al di sopra dello scudo e la colonna per una lontana parentela della potente famiglia ozierese con l'illustre casato degli Sciarra-Colonna di Roma. Nei due piccoli borghi ai lati della colonna -a sinistra, appena più a monte, quello di Ozieri; a destra, nella piana, quello di Bisarcio- nelle intenzioni dell'audace sindaco si sarebbe colto un rimando all'intimo legame storico, civile ed ecclesiastico, che da sempre ha unito le due ville.
Nonostante la disapprovazione del Consiglio civico, lo stemma è ancora oggi degno di grande considerazione per quel minutissimo borgo ozierese che costituisce la più antica raffigurazione della città. Per il vero quanto si vede è pochissimo, ma tanto basta per affermare, con sufficiente grado di certezza, che il campanile della cattedrale gotico aragonese di Santa Maria fosse cuspidato, forse non dissimile da quello della cattedrale di Alghero della cui diocesi era stata Collegiata e dichiarata antagonista.