Ozieri, Sabato 23 Gennaio 2021

La coscienza di Zeno, ven. 22 marzo ore 21

Teatro - La coscienza di Zeno

Dal romanzo di Italo Svevo, venerdì 22 marzo 2013 ore 21 al Teatro Civico Comunale Oriana Fallaci, va in scena La coscienza di Zeno, di Tullio Kezich, per la regia di Maurizio Scaparro, con Giuseppe Pambieri

Arriva ad Ozieri venerdì 22 marzo, all'interno della rassegna teatrale CEDAC, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Ozieri e l'Istituzione San Michele, "La Coscienza di Zeno", trasposizione teatrale - firmata da Tullio Kezich - del celebre romanzo di Italo Svevo, nell'allestimento del Teatro Carcano con la regia di Maurizio Scaparro, e un interprete capace di sapienti e funamboliche variazioni come Giuseppe Pambieri per un viaggio nei labirinti della mente.

Se la vita stessa è in fondo una "malattia" per salvarsi e sfuggire al dolore è giocoforza ricorrere a una serie di autoinganni, e in ciò l'io narrante rivela una rara maestria, con cui mascherare e mitigare davanti a sé le proprie debolezze e imprudenze, desideri delittuosi, errori e follie.

Prevendita venerdì mattina dalle 9.00 alle 13.00 negli uffuci dell'Istituzione San Michele, presso il Centro Culturale San Francesco. Apertura botteghino alle ore 19.00.

Prezzi: intero € 14,00 – ridotto € 11,00
Per info 079781236 / 079787638

La Coscienza di Zeno

Pubblicato nel 1923, è il romanzo più maturo e originale di Svevo. In esso si riassume l'esperienza umana di Zeno Cosini, il quale racconta la propria vita in modo così ironicamente disincantato e distaccato che l'esistenza gli appare tragica e insieme comica. Zeno ha maturato alcune convinzioni: la vita è lotta; l'inettitudine non è più un destino individuale, ma un fatto universale; la vita è una "malattia"; la nostra coscienza un gioco comico e assurdo di autoinganni più o meno consapevoli.

Il romanzo possiede un'architettura particolare: l'autore abbandona il modulo ottocentesco del romanzo narrato da una voce anonima ed estranea al piano della vicenda e adotta l'espediente del memoriale, del diario, in cui la narrazione si svolge in prima persona e non presenta gli avvenimenti nella loro successione cronologica lineare, ma inseriti in un tempo tutto soggettivo che mescola piani e distanze.

Il protagonista non è più una figura a tutto tondo, un carattere, ma è una coscienza che si costruisce attraverso il ricordo, ovvero di Zeno esiste solo ciò che egli intende ricostruire attraverso la propria coscienza.

All'interno del memoriale, l'autobiografia appare un gigantesco tentativo di autogiustificazione da parte dell'inetto Zeno che vuole dimostrarsi innocente da ogni colpa nei rapporti con il padre, con la moglie, con l'amante e con il rivale Guido, anche se comunque traspaiono ad ogni pagina i suoi impulsi reali che sono ostili ed aggressivi, a volte addirittura omicidi.

Con Zeno, Svevo approfondisce la sua diagnosi della crisi dell'uomo contemporaneo che è tanto più grande quanto maggiore ne è l'autoconsapevolezza. I suoi personaggi, ridotti a subire la vita con una sofferenza rassegnata ed insieme lucidamente consapevole, riflettono la crisi dell'uomo del primo Novecento che, sotto apparenti certezze, avverte il vuoto, causa principale dell'inquietudine e dell'angoscia esistenziale. Per questo l'opera di Svevo è idealmente vicina a quella di Pirandello, Joyce, Proust: essa testimonia il male dell'anima moderna.

Il romanzo si apre con la Prefazione, lo psicanalista “dottor S.” induce il paziente Zeno Cosini, vecchio commerciante triestino, a scrivere un'autobiografia come contributo al lavoro psicanalitico. Poiché il paziente si è sottratto alle cure prima del previsto, il dottore, per vendicarsi, pubblica il manoscritto. Nel preambolo Zeno racconta il suo accostarsi alla psicanalisi e l'impegno a scrivere il suo memoriale, raccolto intorno ad alcuni temi ed episodi

Il fumo racconta dei vari tentativi attuati dal protagonista per guarire dal vizio del fumo, che rappresenta la debolezza della sua volontà. Ne La morte di mio padre è raccontato il difficile rapporto di Zeno con il padre, che culmina nello schiaffo dato dal genitore morente al figlio.

In "Storia del mio matrimonio" Zeno è alla ricerca di una moglie. Frequenta casa Malfenti e si innamora di una delle quattro figlie del padrone di casa, Ada, la più bella. Viene però respinto e, dopo essere stato rifiutato da un'altra sorella, viene accettato dalla materna e comprensiva Augusta. Nel capitolo La moglie e l'amante Zeno rievoca la relazione con Carla; egli non sa decidersi fra l'amore per la moglie e quello per l'amante, finché è quest'ultima a troncare il rapporto. Il capitolo Storia di un'associazione commerciale è incentrato sull'impresa economica di Zeno e del cognato Guido. Sull'orlo del fallimento, Guido inscena il suicidio per impietosire i familiari, ma muore.

Qui terminano i capitoli del memoriale. Zeno, abbandonato lo psicanalista, scrive un altro capitolo, intitolato Psicoanalisi, in cui spiega i motivi dell'abbandono della cura e proclama la propria guarigione. Il protagonista indica l'idea che lo ha liberato dalla malattia: «La vita attuale è inquinata alle radici»; in definitiva, l'unico mezzo per essere sani è l'autoconvicimento di esserlo.

Protagonista de "La coscienza di Zeno" nell'allestimento del Teatro Carcano di Milano, nel ruolo di Zeno Cosini, Giuseppe Pambieri, attore tra i più versatili della scena italiana, mentre la regia è affidata a uno dei maestri del teatro italiano e internazionale, Maurizio Scaparro.

Nell'adattamento di Tullio Kezich del 1964 il romanzo è stato portato sulle scene italiane da Alberto Lionello (1964), Giulio Bosetti con la regia di Egisto Marcucci (1987), Massimo Dapporto con la regia di Piero Maccarinelli (2002).

Visita il sito del Teatro Civico Oriana Fallaci

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